Project

ragazza della STAZIONE

Seduto su una sedia malconcia con una bibita fresca davanti, osservo incuriosito il popolo della stazione che compare e scompare tra nuvole di sabbia.
Ormai da troppo tempo la bella stazione si è tramutata nella sosta di minuscoli bus stracolmi di genti e animali, destinati chissà dove.
Una ragazza dalle linee perfette, viso color ebano scolpito dalla luce del mattino che ne delinea le forme.
Una scultura immobile seduta anche lei su una sedia traballante in attesa di un trasporto per chissà quale paese dell’entroterra.
Tutt’intorno la terra si fa sempre più calda e la sabbia sempre più alta.
Il frastuono dei clacson si mischia alle voci del popolo della stazione.
Lei è lì immobile, con gli occhi persi nel nulla.
Non posso fare a meno di fissarla esasperato da tanta perfezione.
Bevo l’ultimo sorso e lei non c’è più.
Inghiottita da una nuvola polverosa ormai all’orizzonte verso destinazione ignota.
Rimane il ricordo di una donna fasciata da vesti colorate su quella meravigliosa pelle scura.

BACKSTAGE
Stiamo realizzando una serie di documentari in Eritrea, nello specifico ci troviamo alla stazione di Cheren per girare alcune sequenze sulla ferrovia costruita dagli italiani a inizio secolo scorso. Fa caldo, non esiste più quel treno ma da molti anni oramai la bella stazione è un continuo via vai di autobus che raggiungono i piccoli paesi Eritrei. Gente di tutte le etnie che si confondono tra loro e poi moltitudini di animali, in  particolare capre e cammelli sono padroni del luogo. Lavoriamo senza sosta ma ogni tanto abbiamo bisogno di una bibita fresca per farci credere si stare meglio. Di fronte a me una ragazza, una specie di madonna nera immobile illuminata dalla luce bassa del mattino. Mi rendo conto di essere invadente con la mia macchina, cerco di farlo con discerzione ma non posso farne a meno. Il tempo di distrarmi un attimo e lei non c’è più. Mi rimangono gli scatti e il ricordo di un attimo. Era novembre 2011.